Gi.Bi.

Ma quale navetta?

Posted on: 17 marzo 2014

Dal Resto del Carlino

Ferrara, 16 febbraio 2011 – Cona, basta la parola per dilatare il tempo. L’ultimo prestigio, da far impallidire David Copperfield o il ‘maghetto’ Herry Potter, riguarda la «linea ferroviaria suburbana» che a Ferrara, oltre quindici anni fa, venne pomposamente ribattezzata Metrò. Erano ancora i tempi del sindaco Roberto Soffritti, e con un abile escamotage istituzionale il Comune riuscì a ottenere dal Ministero dei Trasporti un finanziamento di oltre 50 miliardi di vecchie lire (nel frattempo, diventati oltre 61 milioni di euro); obiettivo, quello di collegare la città al polo ospedaliero di Cona di cui era da poco iniziata la costruzione del primo lotto.

Nella relazione progettuale, avallata con entusiasmo dalla Regione, si affermava tra l’altro che ogni giorno il Metrò (o ‘metropolitana di superficie’ per chiarire che non si sarebbe andati sottoterra se non per un paio di chilometri) avrebbe trasportato quasi 25 mila passeggeri. Battimani, assegni pronti e via ai primi cantieri. Ma Cona è meglio dell’hocus pocus degli incantatori del ’600, e del sim sala bin di Silvan; basta pronunciare le due sillabe, ed ecco gli orologi fermarsi, i cantieri incagliarsi, i binari bloccarsi.

Foto di questi giorni.

La domanda viene spontanea: ma quale navetta? Di terra (trenino) o d’acqua?

ferrovia in acqua

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