Gi.Bi.

Verde pubblico

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Sempre meno verde e sempre più cemento.

Qualcuno prova a mantenere un albero nel verde pubblico…

con la speranza che non venga portato via…

Albero incatenato, mezzo salvato…

Foto T. Da

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Affinché i cittadini ottemperino al rispetto dei divieti, l’apposita segnaletica deve essere posizionata in un punto ben visibile a tutti.

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Corso Martiri

Un segnale di “Divieto appoggiare cicli e motocicli” ad un’altezza di c.ca tre metri da terra che senso ha? Forse per qualche turista di etnia delle nazioni Ruanda e Burundi nella regione africana dei grandi laghi, noto come Watusso, che transita per il Corso in bicicletta o in moto e quindi per lui è facile leggerlo…

O forse sarebbe meglio sistemare la segnaletica ad un’altezza di c.ca un metro e mezzo da terra, più o meno dove si trovano cassette per la pubblicità o posta, diciamo ad altezza d’uomo (normale)

Un esempio: Via Garibaldi…

Ecco una giusta altezza visibile a tutti. Così nessuno appoggia le biciclette contro il muro, occupando il marciapiede e mettendo in difficoltà passanti o disabili in carrozzina

Foto T. Da

 

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Baluardo di Santa Maria della Fortezza. Città Patrimonio dell’Unesco

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Esiste il degrado nelle sue diverse forme che colpisce subito per via delle foto chiare ed inequivocabili. Rifiuti abbandonati a terra, scritte ovunque. Ma c’è anche il “degrado minore” dove non giunge subito all’occhio ma è sintomo di approssimazione e quindi di disinteresse generale. Un degrado subdolo.

Un cestino dei rifiuti che probabilmente viene divelto o addirittura asportato nel verde pubblico. Lo si sostituisce con un sacco nero legato ad un palo dell’illuminazione con un bastone. Forse pensando poi di sostituirlo. E qui rimane invece da tempo…

Solito problema? Forse A pensa che sia compito di B; B pensa che debba intervenire C. C si interroga: se non è compito di A e B, perché devo essere io ad intervenire?

Darsena City – Oasi di pace e serenità

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Una darsena, le canoe e il tramonto,

un posto ideale per riconciliarsi con la natura

 

E se poi i carrelli-trampolieri, si riposano nel Volano, durante la loro migrazione

vuole dire che tutto va bene, Madama la Marchesa!

Via Cortevecchia

Foto T. Da

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VIA CORTEVECCHIA – Viaggio nel tempo percorrendo una strada ricca di fascino

Cenni Storici a cura di Francesco Scafuri

Partendo dalla Piazza omonima, e dirigendoci verso Piazza Cattedrale, nell’angolo di destra si nota un edificio a tre piani che, secondo alcuni studiosi, apparteneva un tempo alla facoltosa famiglia Avenanti. Il palazzo, a seguito del crollo nel 1553 della Torre di Rigobello (che sorgeva nell’angolo opposto), venne ricostruito completamente l’anno dopo da Alessandro Avenanti. I nobili prospetti, pur conservando l’impronta cinquecentesca, risentono tuttavia delle modifiche successive, a partire da quelle operate nel 1752 dal proprietario dell’epoca, il conte Giovanni Luigi Bernardi.

Nell’angolo di sinistra della strada, invece, che dà su piazza Cattedrale, si trova la la Torre della Vittoria, costruita nel 1925-28 su progetto dell’ingegnere ferrarese Carlo Savonuzzi. Il lato sinistro di via Cortevecchia è caratterizzato dal prospetto meridionale dell’antico palazzo di Corte degli Estensi (“Corte Vecchia”), risalente al XIII secolo ma modificato nei secoli, ora destinato ad uffici comunali e negozi. Lo storico fabbricato è interrotto dall’Arco del Cavalletto, che nel Rinascimento era l’accesso minore al Cortile Ducale (ora piazza Municipale).

Via Cortevecchia fu denominata anche “strada della Trinità”, dalla chiesa della SS. Trinità o di San Giovanni Gerosolimitano con annesso ospedale (distrutti), complesso fondato attorno al XII secolo e ricordato successivamente come “Commenda dell’Ordine dei Cavalieri di Malta”. Sull’area dove insisteva l’edificio di culto, oggi sorse il caseggiato in corrispondenza degli attuali numeri civici 31-39 di via Cortevecchia. Nell’angolo di via Boccaleone si nota una nicchia, entro la quale dal 2006 è stata collocata la statua di San Giovanni Battista, protettore dell’ordine, realizzata per l’occasione dallo scultore ferrarese Alfredo Filippini. Si tratta della riproduzione di quella originale in terracotta (collocata in questo luogo poco dopo il 1515); la pregevole opera, dopo essere caduta al suolo a seguito di un violento temporale, è stata opportunamente restaurata ed ora si può ammirare nelle prestigiose sale della Pinacoteca Nazionale di Ferrara presso il palazzo dei Diamanti.

Controtendenza

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Quanti fiumi di parole sul cemento che avanza e distrugge la natura. Vi sono invece persone che fanno controtendenza: riescono ad impreziosire il cemento con graziosi funghi porcini…

 

 

 

Darsena City

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Un complesso con una parte degli appartamenti chiusi da anni, ora in vendita

Ecco un’entrata del parcheggio sotterraneo

Qui la nuova raccolta con cassonetti provvisti della calotta ad apertura con la tessera smeraldo, evidentemente, non è ancora stata attivata. Si riuscirà ad eliminare questo degrado?

Foto T. Da